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Tutti lo aspettavano con trepidazione, il primo documentario dedicato al mondo degli art toys è diventato realtà!
L'autore è Brian Stillman, un "nerd di enormi proporzioni" (come lui stesso ama definirsi) che con Toys Are
Us è riuscito a raccogliere in mezz'ora la vera essenza di quello che chiamiamo "toy movement".
Una banale recensione del film ci sembrava scontata e riduttiva, così abbiamo preferito intervistare Mr.Stillman per
farci raccontare com'è nato il progetto e quali trucchi ha usato per creare questo piccolo gioiellino che farà impazzire appassionati... e non solo!
Vi invitiamo quindi a leggere l'intervista e ad acquistare una copia del dvd nell'apposito SHOP. Non ve ne pentirete!
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Partiamo con l'autore, chi è Brian Stillman?
Che dire... sono un giornalista che negli ultimi dieci anni ha collaborato con numerose riviste di lifestyle,
cultura pop e musica, sia come collaboratore che come redattore. Due anni fa circa ho deciso di iniziare anche la carriera del documentarista per provare
qualcosa di diverso e avere una prospettiva nuova sul lavoro giornalistico. Abito a New York, il mio colore preferito è il blu, mi vesto forse un po’ troppo
di nero, suono l’ukulele e adoro la fantascienza "vecchia maniera".
Ma nonostante sia un nerd di enormi proporzioni, sono riuscito ad instaurare una storia con una bellissima donna, percui... credo in qualche modo di essermela
cavata!
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Tuttavia il tuo animo nerd non è rimasto immune al fascino dei toys, giusto?
In realtà li ho scoperti per caso. Alcuni miei amici erano interessati al fenomeno, mentre io per puro caso abitavo a
fianco ad un negozio che si chiama Toy Tokyo e vende un sacco di vinyl toys. Ogni mattina passandoci davanti, mi fermavo a guardare la vetrina e un po'
alla volta mi sono interessato alla cosa.
Mi attraeva l’idea che si potessero creare dei giocattoli lontani dalle grandi industrie che hanno il monopolio del settore e che questi fossero ideati per
piacere ad un gusto adulto.
Per di più, questi giocattoli erano la trasposizione di un sogno che in molti da piccoli abbiamo avuto: crearsi da soli i propri giocattoli!
Il Punk-rocker che è in me ne è stato rapito! E anche come artista e collezionista non ho saputo resistere!
Ho inziato quindi ad acquistare qualche pezzo qua e là, anche se devo dire che tutt’ora sono molto selettivo sui toys che compro, quindi non credere che
io abbia una collezione enorme!
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Ma nella tua collezione non ci sono solo art toys...
Esatto, colleziono giocattoli da diverso tempo. Da piccolo adoravo i G.I.Joe, He-Man, i Transformers,
e i giocattoli di Star Wars. Poi crescendo, mi sono fatto distrarre dala musica, i fumetti e altri interessi.
Sei anni fa circa ho iniziato a collezionare robot giapponesi in latta prodotti negli anni 50 e 60, e ho raccolto anche un po’ di pistole giocattolo
prodotte in America tra il 1930 e il 1950. Tutte cose piuttosto costose e che hanno eroso per bene il mio conto in banca! Questi sono quindi i
principali oggetti della mia collezione. Successivamente ho iniziato ad acquistare vinyl toys. Nulla di particolarmente raro o prezioso,
più che altro mi piace raccogliere le figure che mi attraggono per qualche motivio o quei pezzi che hanno un messaggio preciso come le opere di Kaws,
Ron English, Jermaine Rogers, Mars-1, Nathan J...
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Quindi possiamo dire che i giocattoli sono sempre stati in qualche modo parte della tua vita.
E l’idea del documentario com’è venuta?
Due anni fa decisi che volevo ampliare le mie conoscenze e mi sono iscritto ad un corso specialistico per
documentaristi e giornalisti televisivi. Per completare il corso era richiesta una tesi sotto forma di documentario, così ho pensato che qualcosa che
riguardasse i toys sarebbe stato interessante e allo stesso tempo divertente. Ma forse, ad essere sincero, ho visto nel progetto un’ottima opportunità
per farmi qualche viaggio e andare a conoscere artisti e collezionisti!
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Leggendo i titoli di coda sembra che tu abbia fatto tutto: riprese, montaggio, testi... è così?
E’ proprio così! Questo non perchè io lo volessi, ma perchè il mio budget era così ristretto che non
mi sarei mai potuto permettere di pagare qualcun’altro per aiutarmi! Detto questo, non credo che nessun film possa essere opera di una sola persona.
La mia ragazza, Mary Hawkins, che si occupa di grafica per un canale televisivo, mi ha aiutato a creare tutta la parte grafica e i titoli iniziali del
documentario. Un’altro amico, Karl Tate, ha scattato molte delle foto che poi ho utilizzato e ha anche creato la copertina del dvd. Mark Nagata
della Max Toy Co. mi ha aiutato moltissimo durante le fasi di ricerca degli artisti e del materiale da filmare. E poi ho avuto un aiuto indiretto da
tutti i giornalisti e filmaker che m’hanno dato consigli lungo il percorso!
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In ogni caso, tutto da solo deve’essere stato davvero una faticaccia! C’è stato qualche episodio divertente
che ti va di raccontare?
Di sicuro la prima proiezione! Lo scorso febbraio ero stato selzionato per partecipare ad un
festival di documentari alla New York University. Sapevo che ci sarebbero state dalle 150 alle 200 persone in sala, un bel po’ di gente per me,
inoltre era la prima opportunità che avevo di mostrare il montaggio al di fuori della cerchia dei miei amici, e la cosa mi interessava.
Sfortunatamente, le cose non sono andate come avrebbero dovuto e mi sono ritrovato a pochi giorni dalla proiezione con il film ancora da completare.
Per farla breve, non ho dormito per tre giorni e tre notti e sono riuscito a consegnare il montato venti minuti prima dell’inizio della proiezione! Quando
si sono riaccese la luci della sala ero così stanco che tra le tante persone che si sono avvicinate per complimentarsi c’era anche un caro amico
con il quale ho parlato per un po' senza nemmeno riconoscerlo!
Una giornata davvero assurda!
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E’ stato difficile intervistare gli artisti, trovare le giuste domande, farti raccontare
quello che volevi?
A dire il vero no, anzi! Come ho detto prima, da gionalista mi è capitato di intervistare alcune tra le più grandi
celebrità dei nostri giorni e quindi non ero particolarmente preoccupato. Tuttavia sono rimasto sorpreso dalla gioia e dall’entusiasmo che tutti gli
intervistati hanno manifestato. Devo dire che è stato piuttosto facile, non ho dovuto usare nessuna domanda a trabocchetto o cercare di
“tirare fuori” le risposte alle persone!
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Ora, dopo aver parlato con tutti questi artisti, che idea ti sei fatto del toy movement,
cosa pensi che succederà in futuro?
Questa è una bella domanda! In questi ultimi anni, il fenomeno si è fatto conoscere
attraverso tutti i media, il prossimo anno ad esempio usciranno altri due documentari ed è chiaro che in questo momento si stia toccando l’apice della
popolarità. Non credo però che si potrà mai parlare di un fenomeno popolare. Credo che i toys rimangano “troppo strani” o “troppo costosi” perchè
l'uomo comune possa rimanerne affascianto. Allo stesso tempo però credo che ci siano ancora un sacco di persone potenzialmente
interessate ai toys ma che non ne hanno ancora mai sentito parlare. Vedo quindi il futuro legato proprio a questa gente. Persone che possono portare
nuove idee, nuove proposte.
Penso anche che se gli artisti rimarranno fedeli alle loro idee e alla loro visione, evitando compromessi per vendere di più, la scena si svilupperà e resterà viva.
Cambierà... i gusti cambieranno, il design troverà nuove strade, ma i toys rimarranno attraenti, interessanti e belli da collezionare!
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Per quanto riguarda il tuo futuro invece, quali sono i nuovi progetti in cantiere?
Posso rivelare che sono alle fasi iniziali di un nuovo documentario per la X-Ray Films. Non si tratta di
toys ma credo che buona parte dei collezionisti ne sarà interessata... usicrà probabilmente nel 2009. Se volete saperne di più, venitemi a trovare sul
sito della X-Ray Films, nei prossimi mesi usciranno maggiori informazioni...
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Intervista effettuata in Settembre 2007. |
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