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Come le news di questi ultimi mesi possono testimoniare, i paper toys stanno ottenendo un successo crescente
in tutto il mondo. Sarà per la facilità di distribuzione, sarà per il costo bassissimo di produzione, fatto sta che
oggi non c'è nazione che non abbia un papertoy designer di cui andare fiera. Dal Giappone, dove l'arte di creare con
la carta ha sempre fatto parte della cultura popolare (vedi la tradizione dell'origami), agli Stati Uniti dove decine
di giovani artisti hanno trovato nei giocattoli di carta lo sfogo ideale per la loro arte. Ma perchè ostinarsi a
cercare all'estero nuovi designer quando in casa ne abbiamo uno che sta già riscuotendo successi un po' ovunque?
E' con grande piacere che vi presentiamo PHIL! Disegnatore, collezionista e soprattutto paper-toy designer!
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Al solito, due righe introduttive... Raccontaci chi è PHIL!
Ok, ho 24 anni, vivo a Conegliano Veneto e sono un ragazzo a cui è sempre piaciuto disegnare,
ascoltare musica hip-hop, skateare, un tipo normale (credo!). Ho sempre disegnato, a scuola, sui banchi, sui diari dei compagni, su montagne
di fogli e foglietti che conservo gelosamente; non mi sono mai considerato un creativo ma all'università ho dato sfogo a tutta la mia
creatività e ho imparato a gestire alcuni aspetti della creazione di oggetti di design. Alla fine non ho concluso i corsi e non mi sono laureato,
tutto perché sono arrivato ad un punto in cui sentivo che il vestito che indossavo mi stava troppo stretto. Quindi ho deciso di mollare. Ho
iniziato a lavorare e ho cercato di dare più spazio all’amore che ho nei confronti dell’arte e del design.
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E quindi i toy! Come ti sei avvicinato a questo mondo?
Bella domanda!!!!
Non lo so con precisione, forse tutto è nato quando ero ricoverato in ospedale per un’operazione alle tonsille e leggendo una rivista (regalata
dalla mia mitica ragazza) ho visto un articolo su un certo Shin Tanaka, e sulle sneakers di carta che fabbricava.
Da lì ho incominciato a girare su internet e partendo dal suo sito ho scoperto un mondo che ancora non conoscevo, ma che era proprio
quello che stavo cercando!
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Quando hai deciso di creare il tuo primo paper toy?
A quell’epoca Shin Tanaka permetteva di personalizzare i suoi T-BOY quindi mi sono messo subito in
contatto con lui per potergliene customizzare qualcuno. E' stato subito molto amichevole e me lo ha concesso. Sono stato quindi uno dei primi ad
avergliene personalizzato uno, anzi due.
Nel frattempo, sempre su internet, ho conosciuto il progetto BRICKBOY, un pupazzetto cubico creato dall'olandese Sjors Trimbach e ho fatto domanda
per una collaborazione. Lui ha accettato, ha scelto il mio design e ha fatto in modo che fosse scaricabile dal suo sito.
A quel punto ho voluto creare qualcosa che fosse solo mio e mi sono buttato, disegnando schizzi del mio futuro toy, progettandolo al computer e
costruendolo. In seguito ne ho creati altri due che mi sono serviti più che altro per studiare le forme.
Poi c’è stato un periodo buio in cui lavoravo e avevo perso di vista i miei progetti, finchè un giorno ho avuto un’idea e ho cercato di creare un
toy che avesse a che fare con quelle che sono le mie passioni e il mio stile. E' nato così G-BOY, che vedo come il mio alterego, il mio presente e spero
anche il mio futuro.
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Cosa ti attrae maggiormente nei toy in carta?
Il fatto che siano unici e diversi l’uno dall’altro! Anche se il design e la struttura non cambia,
un paper toy nasce per essere l’edizione limitata di se stesso. In un mondo di LIMITED EDITION da 100 a 1000 pezzi il paper toy sarà sempre unico!
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Parliamo di progetti recenti. Hai creato un toy in esclusiva per un negozio, raccontaci come è
nata l'idea e come hai sviluppato il progetto!
Parli dello SLASH? Beh, è nato tutto per caso, un giorno sono entrato in questo negozio attratto da i
toys che tenevano in vetrina, roba tipo Bearbrick, Qee, Munny e altri personaggi TOY2R e parlando con i proprietari (anche loro grandi appassionati)
ho raccontato chi ero e cosa facevo. Si sono interessati subito ai miei toy così ne ho personalizzato uno per loro.
Dopo qualche mese un loro collaboratore ha pensato che fosse interessante poter creare una serie di toys ad hoc per il negozio e così è nata la nostra
collaborazione, ho creato 10 G-BOY "uguali" (con lo stesso design su magliette, cappellini e scarpe) e loro li hanno messi in vendita ottenendo subito
un riscontro molto positivo.
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Attualmente su cosa stai lavorando?
Sto cercando di portare avanti il progetto del mio G-BOY proponendolo ad alcuni artisti, negozi e brand.
Devo dire che a molti piace l’idea e spero di riuscire a mettere insieme una grassa e grossa collezione in modo da poter fare una mostra da qualche parte
in Italia. Nel frattempo sto studiando un nuovo toy, più semplice e facile da costruire... però se ne parlerà più avanti!
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Immagino che tu sia anche un collezionista. La tua collezione è composta da... ?
Un po’ di tutto. Dunny, Qee, MAD*L, Teddy Troops, alcuni toy di Tokidoki (respect), Amos toys, LazyMuthaFucka
by Michael Lau (doppio respect), Stereotype, un DAPE di Tim Tsui. Ho anche un toy della Medicom con le sembianze del cantante dei Misfits e un King Skull
Brain prodotto da Secret Base. Infine alcuni Evirob e... basta così! Al momento i soldi per i toy scarseggiano, però appena posso mi sa che riparto con lo shopping.
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I tuoi designer preferiti?
Michael Lau su tutti per la costruzione del personaggio, però anche gente come Joe Ledbetter, KOA, Evil e
Baseman che si producono in design ammirevoli su tutti i toy che gli passano per le mani.
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Ora una domanda classica: come vedi il futuro del toy design?
Non lo so, spero in un futuro migliore. E’ ancora un fenomeno di nicchia specie in Italia ma credo che prima o
poi diventerà un fenomeno di costume e tutti a casa avranno almeno un toy, magari un paper toy!!! Però ho anche paura che in questo modo
perda tutta la sua esclusività e il suo valore artistico. Non voglio essere pessimista, assolutamente, ma non voglio che questo “movimento
artistico” faccia una fine ingloriosa.
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Cosa ti aspetti dal panorama italiano?
Penso che siamo ancora molto indietro, come in tutto il resto dopotutto. E’ difficile, in un paese bigotto
e provinciale come il nostro, pensare che qualcosa come la toy-art possa mettere radici tanto in fretta. Ci vuole voglia e dedizione, bisogna sbattersi
per farsi conoscere, non avere paura di osare, credere in ciò che si fa, in ciò che si vuole comunicare e solo così potrà muoversi qualcosa.
Il punto è che se ti senti un’artista e credi in ciò che fai e vuoi farti conoscere devi fare qualcosa e farla subito, e questo è quello che sto cercando
di fare. Mi aspetto che questo movimento venga preso sul serio e che ci siano più mostre o eventi che rendano possibile ad artisti come me di potersi
esprimere e di farsi conoscere... in fin dei conti “IN PAPER WE TRUST”!
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Intervista effettuata in Maggio 2007. |
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